La lingua italiana è una lingua aulica. Fu inventata di sana pianta da Dante Alighieri, fu raffinata da Francesco Petrarca, fu istituzionalizzata da Pietro Bembo, fu rammodernata da Alessandro Manzoni. E quindi è una lingua più adatta a dire cose auliche. E quindi gli scrittori italiani, assai spesso, riescono bene nelle cose auliche e vanno a fallire nelle carote, nelle mutande, nelle frasi che parlano di cose di tutti i giorni.